Peppermint OS 6: buona soluzione per netbook (e non solo)

Si possono scrivere recensioni di una distribuzione quando è appena stata rilasciata una nuova release. Oppure quando casualmente si ha a che fare con una distro mai provata prima e si ha voglia di condividere esperienze e impressioni. Questo articolo su Peppermint OS 6, rilasciata quest’anno alla fine di maggio, rientra sicuramente nella seconda casistica. Infatti ieri ho dovuto piallare un notebook “anziano” che uso per test e prove varie (cpu 1,50 Ghz e ram 512 MB). Per questioni di tempo avevo bisogno di un sistema con ambiente grafico leggero, che riconoscesse al volo driver e periferiche e che avesse già preinstallato del software di uso comune. Inoltre, siccome avevo anche fretta di scaricarlo, dopo una breve ricerca su internet la scelta è ricaduta su Peppermint, Ubuntu-based che ha una .iso di dimensioni ridotte. Andiamo a vederne le caratteristiche con relativi pregi e difetti.

È bene dirlo subito. Peppermint non è la solita Lubuntu con un tema differente. Non è Ubuntu con LXDE più qualche programma aggiuntivo. Gli sviluppatori del progetto si sono sforzati, partendo da Lubuntu, di offrire un’esperienza differente.

L’idea è quella di partire da un sistema stabile come Lubuntu 14.04.2 LTS (i repositories sono quelli di Canonical, uno di Peppermint), sostituendo diversi pacchetti nativi di LXDE con altri di ambienti desktop differenti o di altre distribuzioni come Linux Mint. Ad esempio abbiamo Nemo come gestore di file al posto di PCmanFM, Sakura invece di LXTerminal, mate-power-manager come gestore di energia. Non c’è Openbox (e relativa sessione) ma troviamo Xfwm4 come window manager.

2.jpg (copia 1)Peppermint offre un sistema leggero ed essenziale. Da un lato strizza l’occhio ai sistemi basati su cloud come Chrome OS: parecchi programmi sono stati sostituiti con webapp create tramite Ice (tutti i giochi sono online, non c’è un client email ma Gmail e Google Calendar, nessun editor di immagini ma Pixlr). Dall’altro sono stati invece inseriti pochi strumenti sicuramente utili: il gestore di aggiornamenti e le utilità per formattare e rendere bootabili chiavette usb (tutti presi da Linux Mint), un Wallpaper manager (basato su Nitrogen).

1.jpg (copia 1)Nel complesso Peppermint risulta molto facile da installare e da usare (c’è Ubiquity di Ubuntu, LXDE non appare troppo alieno a chi proviene da Windows). Le prestazioni sono di tutto rispetto. Se il sistema è usabile su una macchina come quella utilizzata per il mio test, presumibilmente sarà molto fluido su computer aventi, ad esempio, un dual core e almeno 1 GB di memoria RAM. Il kernel Linux è nella versione 3.16 (come la point release di Ubuntu su cui Peppermint è basata).

PRO:

  • Facile da usare
  • Sistema leggero
  • Dimensioni Iso: il file pesa appena 688,9 MB, entrando quindi anche in un CD. Si effettua il download in poco tempo, a seconda della connessione usata.
  • Netbook friendly: indicata per i netbook, o più in generale per piccoli e/o vecchi computer sempre connessi a internet. Inoltre Ice permette di crearsi le proprie webapp personalizzate.
  • VLC unico lettore multimediale: a che serve avere tanti tanti media player se ce n’è uno che fa tutto e pure bene?
  • Pulseaudio: la presenza di questo sound server, al posto di Alsa, dovrebbe in teoria agevolare l’installazione e l’utilizzo di altri driver e programmi (ad esempio Skype).

CONTRO:

  • Schiava di internet: E già. Il fatto di essere un sistema concepito per essere usato online è al contempo un pregio e un difetto. Usare app online pesa sulla RAM. Peppermint non è adatta, oltre a chi ovviamente ha connessioni lente, a chi ha macchine troppo vetuste. In questi casi è meglio optare per Lubuntu o il buon vecchio Debian con LXDE.
  • Scarsezza di programmi: Va bene il fuggire il superfluo. Ma almeno Abiword e pochissimi altri programmi non avrebbero fatto la differenza.

…e ora le “note dolenti”!

  • Xfwm4: ormai questa parola è sinonimo di screen tearing! una scelta davvero scellerata quella di usare questo gestore di finestre in quanto è ormai noto questo annoso problema.
  • Insalata di pacchetti: quando si mettono insieme pacchetti di così diversa provenienza, bisogna stare attenti che si integrino bene tra di loro. Se infatti si prova a personalizzare un pochino Peppermint si assiste a cose leggermente imbarazzanti. Ad esempio non c’è la possibilità di creare rapidamente sulla Scrivania le icone di Home, Cestino ecc. (come nelle ultime versioni di Lubuntu). Se si creano (anche “a mano“) dei lanciatori personalizzati per LXPanel non si ha nessun problema. Cosa diversa per la Scrivania (in realtà basta dare i permessi di esecuzione cliccando sulle proprietà dell’icona; ma non credo risulti intuitivo per un utente noob): 

3.jpg (copia 1)

Concludendo, Peppermint OS 6 è un sistema che si dimostra interessante e che può risultare congeniale per alcune tipologie di utenti o per rendere un semplice netbook una macchina Chromebook-like. Come al solito, chi ha un minimo di dimestichezza può personalizzarla senza problemi e renderla adatta al 100% ai suoi bisogni. Si può scaricare liberamente (nelle versioni 32 o 64 bit) dalla home del sito ufficiale.

Enjoy!

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