DistroWatch: a cosa serve (e soprattutto a cosa non serve)

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Alzi la mano chi non ha mai visitato o consultato lo storico sito DistroWatch. Nel corso degli anni è diventato praticamente un’istituzione per gli appassionati di sistemi operativi liberi. Sempre aggiornatissimo, facile da consultare, permette di conoscere la quasi totalità dei sistemi GNU/Linux (ed altri), di scoprirne di nuovi, dai più diffusi a quelli più sconosciuti, dalle distro attive a quelle abbandonate “morte e sepolte”. Con i filtri di ricerca interni è possibile confrontarle, seguirne lo sviluppo e le novità compresi i nuovi rilasci, visualizzarne le caratteristiche, accedere a recensioni, link di download e molto altro.

Una delle funzioni più popolari è certamente la classifica delle distro (ne parleremo dopo!), visualizzabile direttamente dalla Home del sito. Spesso ho sentito diverse inesattezze riguardanti questa classifica. Passi pure che a fare confusione siano alcuni utenti di turno, quando dicono la loro su forum o sui social network. Ma a volte possono prendere delle vere e proprie cantonate anche altri soggetti – in teoria – più affidabili: è successo ad un famoso blog di tecnologia (fra i più visitati in Italia) con un articolo pubblicato il mese scorso, addirittura anche alla pagina italiana di Wikipedia (nella versione leggibile fino a pochi giorni fa). Direi che è giunto il momento di provare a fare un po’ di chiarezza.

A cosa serve DistroWatch

Alcune delle cose più utili e apprezzabili del sito:

  • News: niente di meglio per essere sempre informati sugli ultimi rilasci, comprese Release Candidate, Alpha, Beta, nuovi progetti ecc.
  • Orientarsi fra le distro: avete letto che è appena uscita la versione XX.Y della famosa distribuzione Pincopallino OS, ma non avete idea di cosa sia? niente paura, basta consultare il database di DistroWatch!
  • Cercare distribuzioni per un uso specifico: avete intenzione di riesumare un vecchio pc? non sapete che distribuzione installare sul vostro server domestico? volete regalare il vostro notebook al cuginetto di otto anni e cercate un sistema adatto per bambini? c’è la comoda funzione di ricerca per categoria.
  • Cercare nuove distribuzioni da provare: siete stanchi della solita Ubuntu e volete provare altro? cercate una rolling ma non sapete quale scegliere? cercate la ISO di una distro per provare in live un determinato un ambiente grafico? ad esigenze come queste viene in aiuto ancora la funzione di ricerca per categoria.
  • Altro: usate una distro poco diffusa ed è da un po’ che non ricevete la notifica di aggiornamenti? fra le varie verifiche, controllate anche lo status su DistroWatch per sapere se è ancora sviluppata e supportata. Avete difficoltà a rintracciare il link di download di una distro o di una sua particolare versione? Per queste ed altre necessità le pagine dedicate di DistroWatch in alcuni casi possono rivelarsi molto utili.

A cosa non serve DistroWatch

Diciamolo subito: DistroWatch non serve per conoscere quali sono le distribuzioni Linux più usate, più scaricate e più installate. La famosa classifica sull’homepage del sito (Page Hit Ranking) è un semplice contatore delle visite giornaliere ad ogni pagina dedicata ad una distribuzione.

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Se quindi Linux Mint precede Ubuntu (è così da diverso tempo, più o meno da quando è stato introdotto Unity), vuol dire solo che la prima ha avuto più visitatori della seconda. Ciò non implica, pertanto, che Linux Mint sia più presente nei computer degli utenti rispetto a Ubuntu. Il primo ad esprimere questo concetto è lo stesso sito di DistroWatch:

«The DistroWatch Page Hit Ranking statistics are a light-hearted way of measuring the popularity of Linux distributions and other free operating systems among the visitors of this website. They correlate neither to usage nor to quality and should not be used to measure the market share of distributions. They simply show the number of times a distribution page on DistroWatch.com was accessed each day, nothing more

ossia:

«La statistiche della pagina Hit Ranking di DistroWatch  sono uno modo simpatico di misurare la popolarità delle distribuzioni Linux e di altri sistemi operativi liberi attraverso i visitatori di questo sito web. Non sono correlate né all’utilizzo né alla qualità e non devono essere usate per misurare la diffusione di mercato delle distribuzioni. Mostrano  semplicemente il numero di volte che una pagina di una distribuzione su DistroWatch.com viene visitata ogni giorno, niente di più.»

Questa classifica quindi non misurerebbe nulla, se non dati molto indicativi sull’interesse e sulla curiosità suscitate da una distro Linux.

So perfettamente di non dire niente di nuovo. Eppure esistono ancora persone che sostengono che la classifica di DistroWatch sia la fonte più attendibile per stilare improbabili classifiche. A prova del contrario può essere utile fare alcune osservazioni.

  • Di sicuro non esistono metodi per stilare dati certi sulla diffusione delle singole distribuzioni Linux. Spesso alcuni metodi, come il monitoraggio del traffico Internet, possono fornire dati orientativi sull’utilizzo dei sistemi Linux in generale, ma non sulle singole distribuzioni. A riprova di ciò basta consultare un qualsiasi servizio che visualizza i dati forniti durante la navigazione (indirizzo IP, browser utilizzato, l’Host sistema operativo ecc.).
  • Pur volendo ammettere che DistroWatch in qualche modo misuri “l’aria che tira” in termini di gradimento delle distribuzioni, sicuramente non potrebbe da solo delineare uno scenario. Esistono altri strumenti, come ad esempio i trend delle ricerche su Google  e il numero dei download delle ISO, che fanno riferimento a numeri ben maggiori di quelli dei visitatori di DistroWatch.
  • Come sempre i dati in sé non dicono nulla, se non adeguatamente interpretati. Di seguito un esempio pratico. Mentre scrivo (novembre 2016) React OS è alla posizione 21 della classifica, subito prima di Lubuntu, surclassando Xubuntu che è addirittura ventinovesima. Ebbene, sfido chiunque abbia davvero testato quel sistema ad affermare che sia più installato e utilizzato dagli utenti rispetto alle due derivate di Ubuntu (tipicamente fra le scelte preferite di chi ha vecchi computer). Se non l’avete già fatto, provate ad usare ReactOS e poi fateci sapere 😉

Concludendo, dai dati del Page Hit Ranking si possono pur sempre trarre considerazioni e supposizioni (ritornando all’esempio di Linux Mint che è in testa a Ubuntu da diversi anni, potrebbe essere un indice di un certo grado di scontentezza degli utenti verso quest’ultima, che quindi talvolta iniziano a guardare altrove). Ma sono tuttavia considerazioni e supposizioni, queste, che servono principalmente ad una sola cosa: fornire argomenti a discussioni e confronti fra appassionati nei forum, nei social o altrove su Internet. Cose come queste che possono essere anche occasione di scambio di conoscenze e di divertimento: «Put the fun back into computing».

Enjoy!

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