Zorin OS 12 rilasciata ufficialmente

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Zorin OS è la distribuzione Linux basata su Ubuntu che viene spesso consigliata a chi proviene da Windows ed è alla ricerca di un ambiente di lavoro familiare. Due giorni fa è stato annunciato il rilascio della nuova versione numero 12:

«Abbiamo riconcepito completamente l’ambiente desktop in Zorin OS 12. Questa nuova versione di Zorin Desktop è basata su Gnome Shell e include un’enorme varietà di nuove funzionalità». 

Il team di Zorin sostiene che questa sia la migliore versione realizzata finora della distribuzione. In ordine sparso, ricordiamo le principali novità e miglioramenti vari introdotti:

  • Panoramica attività: mostra rapidamente le finestre aperte e gli spazi di lavoro premendo il tasto super (logo Windows)
  • Ricerca universale: disponibile nella Panoramica attività, integra la ricerca di applicazioni installate o installabili, nonché altre comode funzionalità
  • Notifiche
  • Miglioramenti nella grafica e nel supporto agli schermi touch di nuova generazione
  • Zorin Appearance
  • Software: nuovo store basato su GNOME Software
  • Chromium come browser web di default
  • Integrazione con Google
  • Nuove app come il meteo e le mappe
  • Kernel Linux 4.4 e tutte le componenti di sistema di Ubuntu 16.04 LTS

Maggiori informazioni sulle novità possono essere lette nella pagina dell’annuncio ufficiale. Zorin OS è disponibile in due versioni, Core (gratuita) e Ultimate (a pagamento). Il download può essere effettuato da questa pagina.

Rescue ToolKit: utile “coltellino svizzero” per diagnostica e recupero dati

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Su segnalazione di un lettore ho scoperto Rescue ToolKit, una distribuzione GNU/Linux live per la diagnostica e il recupero dati. Si tratta di un remix di Xubuntu 16.04 LTS 64 bit, con all’interno già compresi tanti programmi che possono rivelarsi utili in caso di emergenze con i nostri pc: strumenti per diagnostica, recupero dati, recupero di partizioni danneggiate, analisi/modifica/clonazione di partizioni ed altro ancora. Il file ISO è di circa 1.7 GB e può quindi entrare dentro una chiavetta USB da tenere a portata di mano per ogni evenienza. Continua a leggere

DistroWatch: a cosa serve (e soprattutto a cosa non serve)

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Alzi la mano chi non ha mai visitato o consultato lo storico sito DistroWatch. Nel corso degli anni è diventato praticamente un’istituzione per gli appassionati di sistemi operativi liberi. Sempre aggiornatissimo, facile da consultare, permette di conoscere la quasi totalità dei sistemi GNU/Linux (ed altri), di scoprirne di nuovi, dai più diffusi a quelli più sconosciuti, dalle distro attive a quelle abbandonate “morte e sepolte”. Con i filtri di ricerca interni è possibile confrontarle, seguirne lo sviluppo e le novità compresi i nuovi rilasci, visualizzarne le caratteristiche, accedere a recensioni, link di download e molto altro.

Una delle funzioni più popolari è certamente la classifica delle distro (ne parleremo dopo!), visualizzabile direttamente dalla Home del sito. Spesso ho sentito diverse inesattezze riguardanti questa classifica. Passi pure che a fare confusione siano alcuni utenti di turno, quando dicono la loro su forum o sui social network. Ma a volte possono prendere delle vere e proprie cantonate anche altri soggetti – in teoria – più affidabili: è successo ad un famoso blog di tecnologia (fra i più visitati in Italia) con un articolo pubblicato il mese scorso, addirittura anche alla pagina italiana di Wikipedia (nella versione leggibile fino a pochi giorni fa). Direi che è giunto il momento di provare a fare un po’ di chiarezza. Continua a leggere

Remix OS: dual boot con Linux senza partizione separata [guida aggiornata]

turemixIn alcuni articoli precedenti abbiamo già parlato di Remix OS che aspira a portare Android sui comuni pc. Nei mesi scorsi ci sono state delle importanti novità: Jide ha rilasciato Remix OS 3.0, bastato su Marshmallow. Il sistema è molto più stabile e usabile (chi aveva provato la versione Beta noterà subito la differenza). Sono state introdotte molte novità sia sul supporto hardware (gran parte dei componenti vengono riconosciuti e funzionano bene, vengono sfruttate meglio le gpu ecc.), sia sul versante delle funzionalità (al primo avvio viene richiesto se installare app, abilitare i servizi di Google, presenza dello store già integrato Remix Central ecc.).

Si rende pertanto necessario aggiornare una precedente guida, utile per abilitare il dual boot fra Remix OS e una qualsiasi distribuzione GNU-Linux. Con questa procedura è possibile far risiedere Remix OS nella root di un sistema Linux, il tutto senza creare nuove partizioni. Ciò può avere dei vantaggi, poiché non prevede la creazione di una nuova partizione (con relativi rischi), si può testare Remix OS sul proprio pc per poi disinstallarlo semplicemente (basterà eliminare una cartella), funziona bene anche in macchine virtuali.

Questo tutorial è stato testato con:

  • Ubuntu 16.04 32 bit
  • Remix OS for PC 3.0.206 32 bit

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